Quì inseriamo un fatto al giorno a piacere che dia una idea di ciò che accade nel nostro paese (Italia)
Agrigento: ancora guai per i vertici di Cosa Nostra agrigentina per le dichiarazioni di Vaccaro
Friday 22 May 2009
Grandangolo – il giornale di Agrigento diretto da Franco Castaldo – pubblica, in esclusiva le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Salvatore Vaccaro, di Sant’angelo Muxaro che si stanno rivelando devastanti per Cosa Nostra agrigentina. Infatti, è un fiume in piena, ricorda tutto e, soprattutto, racconta tutto. Sembrava un pentito di secondo piano. Invece, si sta dimostrando implacabile come quando partecipava agli omicidi di mafia.
Giuseppe Salvatore Vaccaro, ha fatto irruzione a piedi uniti nel processo Sicania 2 con dichiarazioni inedite e che svelano intrighi, intrecci, omicidi e potere mafioso. Vicende sulle quali la Direzione distrettuale antimafia di Palermo sta svolgendo serrate indagini. Rivela Vaccaro di un omicidio, quello del santangelese Giovanni Taverna di cui si era persa memoria. L’uomo, ucciso proprio da Vaccaro ha pagato lo scotto per aver mancato di rispetto a Salvatore Fragapane che per lunghi anni è stato il capo di Cosa Nostra in provincia di Agrigento ed il capo diretto di Vaccaro. Poi, un omicidio mancato in Belgio, per ordine di Fragapane e su indicazione di Maurizio Di Gati. Omicidio non commesso da una squadra di killer in trasferta, perchè la vittima non è stata trovata. Vaccaro inguaia, inoltre, Francesco Leto, padre dell’attuale sindaco di Sant’Angelo Muxaro che, per il pentito, è stato per lunghi anni alla guida della cosca del suo paese. E racconta molti altri episodi, oggi noti grazie a lui, legati anche alla guerra di mafia del triangolo della morte Santa Elisabetta, Aragona, Raffadali. Vaccaro, inoltre, spiega meglio le ragioni del suo pentimento e racconta come è entrato in Cosa Nostra: “Chiesi lavoro, lo ottenni. Poi vollero fatti i favori”. Un’intera pagina viene dedicata alle vicende che legano l’ex condannato per mafia Giovanni Miccichè e l’ambientalista Giuseppe Arnone) ai loro rapporti (sin dai tempi dell’Impresem di Filippo Salamone, condannato per mafia in via definitiva) al contratto stipulato tra i due che sancisce la cessione di spazi televisivi di Teleacras in cambio della non aggressione (almeno giudiziaria). E poi, la vicenda della depurazione del mare di San Leone, la polemica tra il presidente della Provincia D’Orsi e Paolo Cilona, patron del premio Talamone e l’affidamento dell’appalto denominato “Terravecchia di Girgenti” al gruppo Campione.
Agrigento: ancora guai per i vertici di Cosa Nostra agrigentina per le dichiarazioni di Vaccaro
Friday 22 May 2009
Grandangolo – il giornale di Agrigento diretto da Franco Castaldo – pubblica, in esclusiva le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Salvatore Vaccaro, di Sant’angelo Muxaro che si stanno rivelando devastanti per Cosa Nostra agrigentina. Infatti, è un fiume in piena, ricorda tutto e, soprattutto, racconta tutto. Sembrava un pentito di secondo piano. Invece, si sta dimostrando implacabile come quando partecipava agli omicidi di mafia.
Giuseppe Salvatore Vaccaro, ha fatto irruzione a piedi uniti nel processo Sicania 2 con dichiarazioni inedite e che svelano intrighi, intrecci, omicidi e potere mafioso. Vicende sulle quali la Direzione distrettuale antimafia di Palermo sta svolgendo serrate indagini. Rivela Vaccaro di un omicidio, quello del santangelese Giovanni Taverna di cui si era persa memoria. L’uomo, ucciso proprio da Vaccaro ha pagato lo scotto per aver mancato di rispetto a Salvatore Fragapane che per lunghi anni è stato il capo di Cosa Nostra in provincia di Agrigento ed il capo diretto di Vaccaro. Poi, un omicidio mancato in Belgio, per ordine di Fragapane e su indicazione di Maurizio Di Gati. Omicidio non commesso da una squadra di killer in trasferta, perchè la vittima non è stata trovata. Vaccaro inguaia, inoltre, Francesco Leto, padre dell’attuale sindaco di Sant’Angelo Muxaro che, per il pentito, è stato per lunghi anni alla guida della cosca del suo paese. E racconta molti altri episodi, oggi noti grazie a lui, legati anche alla guerra di mafia del triangolo della morte Santa Elisabetta, Aragona, Raffadali. Vaccaro, inoltre, spiega meglio le ragioni del suo pentimento e racconta come è entrato in Cosa Nostra: “Chiesi lavoro, lo ottenni. Poi vollero fatti i favori”. Un’intera pagina viene dedicata alle vicende che legano l’ex condannato per mafia Giovanni Miccichè e l’ambientalista Giuseppe Arnone) ai loro rapporti (sin dai tempi dell’Impresem di Filippo Salamone, condannato per mafia in via definitiva) al contratto stipulato tra i due che sancisce la cessione di spazi televisivi di Teleacras in cambio della non aggressione (almeno giudiziaria). E poi, la vicenda della depurazione del mare di San Leone, la polemica tra il presidente della Provincia D’Orsi e Paolo Cilona, patron del premio Talamone e l’affidamento dell’appalto denominato “Terravecchia di Girgenti” al gruppo Campione.


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