
Al Bif&ST di Bari un documentario sul rapporto di Hollywood con la chirurgia. Dal "Gladiatore" a "Rambo" a "Schindler's list", colore e musica diventano terapia
MICHELA TAMBURRINO
INVIATA A BARI
Lui non è uomo di cinema. Ma il professor Roberto Tersigni, capo dipartimento di chirurgia generale e specialistica presso l’ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, con il cinema ha vissuto fin da bambino. Tanti amori non potevano non sfociare in un film-documentario su come Hollywood nel corso dei decenni, ha interpretato e vissuto la medicina, persino a sua insaputa. Così è che il professore con questa idea in testa ma senza sapere come realizzarla, si è rivolto a un suo vicino di casa, uno al terzo e l’altro al quarto piano, che il cinema lo mastica, come peraltro la medicina: Carlo Verdone. A questo punto, nel gioco a incastri, entra in scena Marco Spagnoli, uno che di documentari se ne intende, grande amico di Verdone e genero di un collega di Tersigni.
Ma il progetto per essere realizzato ha bisogno di immagini ad ampio raggio, che mostrino il rapporto cinema-medicina negli anni e nei temi: musica, colori, commedia, sangue, guerra. Costi altissimi per un professore che si vuol produrre senza fallire. Il gioco a incastro si completa con la Universal che offre gratuitamente i suoi archivi, tutto perché uno dei capi della Major americana è affetto dal morbo di Crohn di cui Tersigni è uno dei massimi esperti a livello mondiale. «In questo film - dice il regista Spagnoli - passiamo dal Gladiatore (dove vediamo il famoso medico Galeno e “impariamo” che il sangue dei gladiatori, emblema di coraggio, era contrabbandato come stimolante sessuale) allo Squalo, da Schindler List (dove il nazismo è una malattia e il capitalismo morale di Schindler, come simmetrica terapia) a Criminal Minds. Sì perché entra in gioco anche la tv».
Ecco come nasce Cinema & medicina, dal Gladiatore al Dottor House, scritto e narrato dal professor Tersigni e presentato ieri sera a Bari nel corso del BIF&ST, il Festival Internazionale di Cinema in corso in questi giorni: «La passione mi viene da mio nonno che aveva un cinema, di quelli di periferia a Roma, dove si infilavano i ragazzini senza biglietto e dove le coppie di anziani andavano la domenica vestite a festa. Poi ho fatto altro, però mi era rimasta la curiosità di indagare su certo cinema e certa medicina. Dopo aver saccheggiato i cataloghi Universal, ho visto come Hollywood aveva assorbito gli usi degli antichi romani, l’abuso di oppio come anestetico e dell’aloe. Ho visto come negli Anni ‘40 e ‘50 in psichiatria si praticava la lobotomia e l’elettroshock (Changeling con Angelina Jolie). Ma tutto cambiò con Qualcuno volò sul nido del cuculo».
Soprattutto il professor Tersigni ha studiato il rapporto medicina-musica e medicina-colore, determinante in psichiatria: «Il maestro è stato Hitchcock. Pensiamo a Marnie e all’uso dei toni forti. Per alcune patologie capire come calibrare i colori è basilare. Una capacità raffinata che ho ritrovato anche ne La finestra sul cortile. In una ideale tavolozza, i colori vivaci esprimono riflessione, (La mia Africa) il bianco creatività, (La finestra sul cortile) il giallo e il verde scuro, angoscia, (La donna che visse due volte) il rosso, crudele aggressività. Il cappottino rosso della bambina di Schindler’s List nel totale bianco e nero, è una macchia della nostra coscienza».
E la tv? Sono tantissime le serie ambientate in ospedali. «Alcune sono inverosimili. Invece è lodevole la precisione di Criminal Minds e di Dr. House, perché oggi è possibile ricostruire immagini e studiarle tridimensionalmente, proprio come fanno loro». Oppure si può diventare buon medico per amore di un figlio, come ne La storia dell’olio di Lorenzo.


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